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Storia

SEUI, villaggio della Sardegna nella provincia d’Isili, capoluogo di mandamento, sotto il tribunale di Cagliari, compreso nel dipartimento della Barbagia Seulo, incluso nel regno di Cagliari.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 50', e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 13'.

Siede nella pendice d’una eminenza declive a libeccio, e occupano le abitazioni tre quarti di miglio quadrato, o giornate 640 incirca.

Le strade sono nella massima parte selciate, ma generalmente irregolari e difficili.

Le case le quali sogliono essere in montagna poco comode e alcune poco salubri, e non bene riparati gli abitatori massime dal freddo.

L’estate non ha qui calori troppo molesti, ma accade nell’inverno che si patisca del freddo, sebbene il termometro scenda pochi gradi sotto il zero, quando la stagione si fa sentire in tutta la sua inclemenza.

Resta esposto al maestro-ponente e libeccio: gli altri venti vi influiscono più o meno liberamente per ostacoli più o meno vicini.

Piove assai spesso nell’autunno e nella primavera, nevica spesso nell’inverno, e in alcuni anni continuando i temporali nevosi anche per un mese il nevazzo vi si accumula in modo, che impedisce lavori e viaggi e costringe i pastori a discendere in luoghi più miti per non veder perire tutto il bestiame.

La nebbia è una meteora rarissima e sempre innocente, essendo più veramente nuvoli bassi che passano, che nebbia propriamente detta. L’umidità è molto sentita nelle stagioni piovose e nevose.

Nell’estate e nell’autunno i temporali di fulmini e di grandine rompono con gran furia e danno, perchè molti proprietari di campi e vigne restano privati de’ frutti maturanti.

L’aria è pura da miasmi e molto vivida.

Territorio Seùi ha una superficie molto estesa, potendosi computare di circa 35 miglia quadrate.

L’abitato trovasi più prossimo a’ termini meridionali e occidentali, che agli altri.

Questa è una regione tutta montuosa e sono rari i luoghi piani di notevole spazio, se non si contino i terrazzi delle eminenze.

Dal levante all’austro di Seui levasi una montagna, la quale nella sua lunghezza incurvasi due volte; la prima facendo seno incontro al maestro, la seconda incontro al sirocco, con arco di miglia 3 nel primo seno, di 5 nel secondo.

In questo monte insieme con Seui, han parte Ussàssai ed Esterzìli.

Dentro il territorio di Seui sono notevoli, il Montalbo, così detto dalla bianchezza delle sue roccie, il monte Margiani-Pubùsa, ed il monte d’Arquèri.

Il primo di essi sorge alla parte settentrionale alla distanza d’un miglio e mezzo: il secondo gli resta prossimo; il terzo a migl. 2 1/3 verso sirocco-levante.

L’ostacolo delle due prime eminenze debilita i venti boreali.

Il monte Arqueri trovasi nel seno incontro al maestro della gran montagna, che abbiamo indicato.

Dopo questi monti sono diversi colli, più o meno notevoli, e i più spianati nella sommità.

Tra queste eminenze minori è a notare quella in cui siede il paese: essa ha alcune appendici in continuazione verso maestro-tramontana con un prolungamento di poco men di due miglia.

Resta nell’estremità del seuese nella parte di greco un immenso scoglio, notevolissimo anche da punti lontani, che appellasi Petra-Iliana. Vuolsi per antica tradizione, che sotto questa rupe i popoli iliesi, celebri nella storia romana per la eterna guerra sostenuta contro i dominatori dell’Isola, Cartaginesi e Romani, e per la mantenuta libertà, tenessero quivi le loro assemblee su le cose comuni.

Questi iliesi furono discendenza de’ pelasghi d’Ilio, che dopo la rovina di Troja, posero in Sardegna le loro sedi, come si legge nelle antiche scritture di quelli che raccolsero le memorie vetuste.

I taccus. Abbiamo altrove notato la particolarità distintiva della superficie della Sardegna, che grandissimi tratti eminenti della medesima fossero spianati, ed ora occorre di doverlo ridire perchè dentro la circoscrizione di Seùi, sono reliquie di altipiani simili a quelle di Sarcidàno, Sàdali, Scalaplano, e Alùssara, altrimenti Monte Cardìga.

Un terrazzo simile a quello di Sadali, che resta a libeccio di Seui era al greco del medesimo, ma molte parti di esso essendosi disciolte restano ora alcuni tratti di forma irregolare e sinuosi, e formano colline poco elevate con ripe più o meno declivi, e tutte con dorso piano e quasi allo stesso livello; il che a primo aspetto indica che tutte queste eminenze erano parte d’un immenso pianoro, nel quale era il Sarcidano, il tacco di Sadali, quello di Scala-planu e tante altre eminenze intermedie, che sono quasi tutte alla stessa altezza.

Queste colline spianate, comprese nel territorio di Seui al greco-levante, sono nominate Su taccu dessu Tonneri, Su taccu Isàra. La prima ha un profondo seno incontro a levante, che nell’interno si allarga verso ostro; la seconda ha tre linee disposte come un N rovesciato.

La linea più meridionale di questa figura ha una collina consimile paralella, che si nomina Miana.

Valli. La principale è quella sulla quale sorgono a ponente il suddetto Montalbo e la collina di Seui, che procede per migl. 3 1/2 sino al sirocco di Seui, quindi volge a ponente per m. 2 passando all’austro del paese a m. 2/3, ripigliando poscia la prima direzione per più di m. 6 sino a sboccare in quella del Dosa, ed è nominata del Bentili.

L’altra all’oriente di questa e alla distanza di mi-glie 3 comincia dal piè della sunnotata Petra-lliana, passa tra il tacco di Tonneri e quello d’Isara, e continuando verso austro per m. 23 va a sbloccare in quella del Dosa, ed è detta di Stanali.

La terza che può notarsi è quella che appellano valle di Taccu-Isara, ed è aperta tra Taccu-Isara e la lunga collina Miana che resta sotto il greco-levante di Ussassai.

Questa valle larga quasi un mezzo miglio poco storta nella sua direzione e declive verso ponente-libeccio è ben adorna di vegetazione e assai bella.

La roccia apparente in questo territorio, come nei vicini fuorchè a tramontana, dove si eleva la gran massa di Montargentu, è la calcarea.

Nel terreno di Seui, come in quel d’Aritzo e di Isili, e comunemente sotto gli strati del gran terrazzo, che abbiamo indicato, trovansi strati del minerale combustibile, che dicono antracite.

I punti, ove fu riconosciuto l’antracite nel seuese sono nel Tonneri anzidetto e alla Pietra-lliana. Trova-si colà, come indica la Marmora, in strati alternativi di qualche metri in un bacino di granito e di schisto, accompagnato da roccie porfiriche ed amfiboliche. Lo schisto in alcune parti e dendritico con impronte, che si credono di selce.

Il suddetto geologo crede che questo terreno possa appartenere alla formazione de’ terreni houlliers, qualifica il combustibile di ottima natura, stima che potrebbe essere adoperato con gran vantaggio, se ne fosse agevolato il trasporto per buone carreggiate, e congettura assai grande l’estensione di questo deposito per poter servire ad una considerevole consumazione.

Nella magnifica valle di Taccu-Isara il suolo è in gran parte alabastrino, e crede il suddetto geologo che questa roccia vada crescendo per i continui depositi del torrente che vi scorre. In qualche punto ne riconobbe notevole la spessezza.

Nella stessa valle trovasi insieme con l’alabastro il tufo calcareo.

Nel luogo detto Samuraquessa si osserva uno scavo fatto dall’arte in una roccia, che ha tutta l’apparenza di un passaggio sotterraneo. L’ingresso è all’altezza ordinaria dell’uomo, ma poi va insensibilmente restringendosi. Ora può uno penetrare per un tratto considerevole. Supponesi che abbia una uscita nel luogo detto Pirastrutortu, distante dall’ingresso circa un quarto d’ora.

Acque. Le fonti sono frequentissime nel Seuese, e alcune di notevole copia sì che formano de’ rivoli scorrenti per accrescere le acque o della corrente maggiore del Dosa, o ne’ suoi affluenti il Bentili e lo Stanali. Le acque sono fine, pure e salubri anche quelle che si bevono nel paese.

Dosa. Terminando a settentrione questo territorio in fondo alla valle meridionale del monte Argentu, esso è bagnato dal Dosa per il tratto di circa 5 miglia. L’acqua delle pendici che formano la ripa destra di detta valle, si versa in quel fiume.

Il Bentili, detto nel paese s’Isca, ha le sue fonti a circa m. 3 al settentrione del paese, e cresce de’ rivoli delle terre che sono a ponente di Montalto, e di Margiani Pubusa.

Lo Stanali ha le prime scaturigini al piè meridionale di Petra-Iliana, da Fontana dorada nella selva Piras; cresce dalle acque del Tonneri, le quali al ponente si congiungono in un fiumicello, che confluisce col rivo principale, alla imboccatura della valle tra il detto Tonneri e Taccu-Isara, quindi riceve le acque dal seno di detto Taccu, che è aperto al libeccio, poi quella della vallata tra Isara e Mia.

Queste acque abbondano di trote e di anguille.

Dal maggio all’ottobre si fa con le reti gran pesca della prima specie, che si vende nel paese e se ne può spesso mandare in altre parti. Si vendono a soldi nove la libbra, e molte di quelle che si prendono nel Dosa pesano tre e più libbre.

Le anguille si prendono in quantità quando i fiumi crescono per i torrenti.

Selve. Se anche in queste regioni le selve furono poco rispettate, non però accadde quella barbara devastazione che abbiamo deplorata in molte altre regioni, e sono larghi tratti, dove i grandi vegetabili si vedono folti, formano selva, e si possono spesso ammirare alberi giganteschi nel perfetto loro sviluppo.

Le specie comuni sono l’elce e il sovero, ma la prima è predominante.

Una di queste selve, che resta alla parte settentrionale del paese, può computarsi che occupi la quinta parte del territorio e contenga 250000 grossi alberi, essendo forse quintupla di questa la copia di alberi minori.

Nella regione verso ostro-sirocco, cioè nella montagna, che, come abbiamo indicato, move dal levante del paese e incurvandosi in due seni si distende sino al monte di s. Vittoria di Esterzili, è un’altra grandissima selva, la quale si distende sopra i territori di Ussassai, Esterzili, Scalaplano e Foghesu. La parte di questa selva, che resta nella circoscrizione di Seui è forse quasi altrettanta della prima.

Dopo queste due selve principali ve ne sono molte minori nelle altre parti del territorio, e si può dire che i ceppi delle suddette specie ghiandifere sommino con i due numeri indicati a circa due milioni. I nomi delle medesime sono su Tonneri, sa Muraquessa, Arqueri, su Linnalbu, Piras, Genniacca e Parti. Erriu de Nugi è a ponente.

Le altre specie di alberi cedui sono molte.

Selvaggiume. La specie selvatica più numerosa nel Seuese è quella de’ mufioni, che si trovano in grandi greggie, quindi i cervi e i cinghiali, per prendere i quali non si vuole gran tempo essendo frequentissimi. Sono pure moltiplicate assai le volpi.

Di tempo in tempo si fanno delle grandi caccie e si ottiene molta preda.

I volatili delle grandi e delle minori specie sono in grandi famiglie.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si notaron per Seui anime 1750, distribuite in famiglie 409 e in case 360 (?).

Si fece poi la seguente distinzione tra le medesime in rispetto della diversa età negli individui dell’uno e dell’altro sesso, e si numerarono:

Sotto gli anni 5

maschi 127, femmine 127;

sotto i 10

mas. 121, fem. 135;

sotto i 20

mas. 143, fem. 183;

sotto i 30

mas. 82, fem. 134;

sotto i 40

mas. 90, fem. 129;

sotto i 50

mas. 94, fem. 102;

sotto i 60

mas. 66, fem. 82;

sotto i 70

mas. 50, fem. 52;

sotto gli 80

mas. 12, fem. 13;

sotto i 90

mas. 4, fem. 0;

sotto i 100

mas. 2, fem. 2.

Si distinsero poi in rispetto alla condizione domestica

Maschi scapoli ammogliati vedovi
791, 455, 310, 26.
Femmine zitelle maritate vedove
959, 562, 308, 89.

La differenza che risulta tra’ due sessi di 158 in meno per i maschi, cioè di circa 1/11, è troppo forte nelle condizioni comuni perchè non sia notata. Ma sarà vera cotanta differenza?

Io sostengo che è falsa, e che il censimento fu fatto senza tener conto degli assenti, cioè di quelli che restano sempre ne’ pascoli co’ loro branchi, e dei pecorai che nella stagione fredda emigrano in regioni più temperate sì che poche volte nell’anno ritornano essi nella famiglia, massime essendo garzoni di pastore.

Quindi posto che sia prossimo al vero il numero delle femmine (959), quello degli uomini sarà di poco diseguale e potrà portarsi sino a 900, sì che la popolazione di Seui sarebbe più probabilmente di anime 1850, o di 1900. Io terrei per la seconda supposizione.

Nell’anno 1839, quando io presi con tutte le possibili avvertenze le note delle popolazioni dell’Isola, mi risultarono anime 1850, e famiglie 417, ed ebbi i seguenti numeri del movimento, nascite 65, morti 35, matrimoni 15.

Nel 1832 avea notata una popolazione di anime 1774, distribuita in maggiori di anni 20 maschi 540, fem. 550, e minori maschi 328, femmine 356.

I disagi e la poca cautela contro le variazioni atmosferiche fanno che la sanità pubblica non sia tanto buona, quanto prometterebbe la bontà de’ due principali elementi della vita, l’aria e l’acqua. Le infiammazioni toraciche e addominali e le febbri autunnali sono le malattie comuni. Per cura delle quali non si suole avere che un chirurgo e due flebotomi.

Vi è stata stabilita una farmacia, e si intende che molte droghe non sono tanto fresche.

In altro tempo, quando si ditenevano nelle prigioni del paese gli inquisiti, siccome erano quei miseri raccolti insieme in una stanza, dove per mancanza di ventilazione non si potea rinnovar l’aria e mandar via i fetenti miasmi che vi si elaboravano; però si svilupparono talvolta le febbri così dette carcerali, le quali diffuse nella popolazione portarono funestissime conseguenze.

Le febbri periodiche autunnali si colgono da viandanti, mentre vanno con nessuna precauzione nelle regioni malsane del Campidano o della Ogliastra.

In alcune case, dove non si ha molta fiducia nelle persone dell’arte usano le donne seuesi di preparare a’ febbricitanti delle decozioni di centaurea minore, di gramigna, di fior di sambuco o di assenzio.

Per difetto di istruzione si ritengono ancora nel volgo certe false credenze.

Il padre Aleo notò già sopra i seuesi, ed altri di questa Barbagia, che nell’indicato monte Arqueri, per un adito angusto entravasi in una caverna sinuosa, e che in essa soleano entrare quelli che avessero perduto il bue, il cavallo o altro oggetto per sapere in potere di chi si trovassero, e che facevano i loro scongiuri per aver la risposta.

Notò che l’inquisizione punì molti di quei semplicioni, come rei di magia; che per i fantasmi e le visioni orribili fosse questo luogo venuto in tanta infamia, che si temea niente meno, che se fosse la bocca dell’inferno, e sospettando che questa credenza fosse molto antica opinò che in queste spelonche e nelle fonti interne fossero gli oracoli, de’ quali è menzione negli scrittori antichi che toccarono le cose sarde.

La scuola primaria numera, quando più, circa 20 fanciulli, alcuni de’ quali appena imparano a leggere.

Professioni. Sono applicate all’agricoltura persone 260, alla pastorizia 340, al piccol commercio 110, a’ mestieri 50.

I ferrari e falegnami lavorano continuamente non solo per servigio del paese, ma anche per il commercio.

Le donne sono laboriosissime in filare e in tessere principalmente la lana per i bisogni della casa e per il commercio, ottenendo per la incessante fatica un notevole guadagno.

L’arte di siffatto lavoro è sempre quella che era venti

o trenta secoli addietro, nè ancora si sono introdotti quegli utensili e modi, per cui si affretta il lavoro e si fa meglio.

Nelle feste si sogliono fare grandi allegrezze, come pure nè dì festivi in buona stagione.

Il sollazzo più comune è la danza, ma le fanciulle non vi intervengono, se non in occasione di matrimoni.

Accadendo che muoja una persona le donne sogliono fare l’attito, verseggiando in modi elegiaci.

Siede in Seui la curia, o tribunale di mandamento, con giurisdizione sopra Seulo, Esterzili, Ussassai, Escalaplano, e amministra la giustizia un giudice assistito da un segretaro con un sostituito.

Agricoltura. Non mancano in questa regione montuosa dei siti, nei quali i cereali vegeterebbero prosperamente; ma accade spesso che quelli si lascino sodi e si arino altre terre, le quali sono naturalmente poco idonee a questa produzione.

L’ordinaria seminagione suol essere di starelli di grano 750, d’orzo 400. Non si coltivano nè fave, nè legumi, sebbene anche a queste specie non manchino siti perfettamente adattati.

Il frumento di rado nella misura comune rende oltre l’8, e l’orzo oltre il 15.

Nelle famiglie benestanti mangiasi pane di frumento, ma i servi devono contentarsi del pane d’orzo, che in tempi antichi era il pane de’ più fortunati, mentre gli altri mangiavano il pane delle ghiande.

Non pare che siasi ancora introdotta la cultura della meliga, che potrebbesi coltivare in grande col favore delle acque; si è però introdotta quella delle patate e distendendosi aumenta i mezzi di sussistenza. I terreni sono generalmente ottimi per questa specie.

Non si fa alcuna seminagione nè di lino, nè di canape, sebbene, massime questa seconda specie, possa ben vegetare.

Abbondano le prove della poca industria de’ coloni.

Anche per l’orticoltura sono terreni assai convenienti nelle vallate; ma all’infuori dei cavoli, de’ pomi d’oro e delle cipolle, non si coltiva altro.

La vite vi è prospera e fertile e i grappoli se non giungono a perfetta maturità in ogni parte ciò accade perchè non si è saputo scegliere il sito conveniente.

Si hanno molte varietà di uve bianche e rosse.

I vini sono di mediocre bontà, e credo massime per difetto di manipolazione. Se ne fa a sufficienza per i bisogni della consumazione.

Gli alberi fruttiferi frondeggiano intorno al paese con molto lusso di vegetazione e fanno selve in alcune parti.

Le specie più comuni sono: noci, nociuoli, castagni, peri, susini, ciriegi. La prima specie non sorpassa di molto il migliajo, la seconda eccede forse i 3000 ceppi, la terza i 5000, la quarta i 4000, la quinta i 4500, la sesta i 5000.

Le altre specie, esclusi gli agrumi, sono più rare e forse sommano insieme a’ 3000.

Le terre chiuse, oltre le vigne, e i verzieri, poteano nel 1840 contenere complessivamente giornate 600.

Non sappiamo se siasi qui fatta la divisione dei terreni comunali, e se dopo questa sian cresciute le chiudende.

Quella operazione di divisione resta ancora sotto il velo del misterio: da altra parte non è possibile ottenere spiegazioni dalle persone del paese, perchè a quelli che san leggere e scrivere è una fatica erculea rispondere alle domande, e pare logori il cervello se riflettano un poco.

I pochi e piccoli chiusi, che abbiamo accennato, servono alternativamente alla seminagione ed alla pastura del bestiame manso.

Pastorizia. Questa regione nella massima parte è più idonea alla pastura, che alla coltura, nell’attuale condizione di queste due industrie nell’isola. I pascoli sono abbondanti per vacche, capre e porci, e nella buona stagione vi possono essere nutrite le pecore con erbe sostanziose ed aromatiche. Il serpillo vegeta largamente, ingrassa e fa abbondevoli le mammelle.

I terreni di pastura sono divisi in varie cussorgie,

o distretti pastorali. Il bestiame per servigio dell’agricoltura numera buoi 340, cavalli 300, asini 220. Si tengono anche de’ majali, in totale 80, e si educa pure del pollame. Il bestiame rude componesi di vacche 1000, capre 7000, pecore 10,000, porci 1200, cavalle 200.

Pascono tutti ne’ terreni comunali, ma le pecore dagli ultimi di ottobre al maggio, perchè il clima si fa freddo, e non potrebbe la specie reggere sotto le inclemenze atmosferiche, principalmente nelle grandi nevate, discendono verso le marine. I pastori spendono per la pastura quasi tutto il frutto delle greggie.

I formaggi fini sono molto riputati a causa della bontà dei pascoli. Quello che sopravanza al paese vendesi a’ negozianti dell’Ogliastra e del Sàrrabus insieme con le pelli, e le lane, e vendesi pure ne’ paesi della gran valle, secondo che vadano a svernare o nelle marine orientali, o nelle occidentali e ne’ piani.

In molti siti del territorio, massime in quelli che sono ben riparati, sogliono i pastori coltivar le arnie.

Commercio. I seuesi vendono alcuni articoli agrari, segnatamente la frutta de’ castagni, nociuoli, noci, ciriegi, ecc.; vendono pure de’ tessuti di lana, e alcuni articoli di ferro e di legno lavorato; ma il principale ramo del lucro è nei prodotti pastorali, capi vivi, pelli, lane, formaggi.

È difficile computare quanto sia il totale provento, ma probabilmente non sarà superiore alle ll. 120,000!!

La difficoltà del trasporto delle derrate scema di molto i guadagni, e faticano molto per poco i viandanti che girano le provincie trasportando sul dorso de’ ronzini gli articoli del loro commercio per l’interno o per l’estero.

Quando la strada trasversale alla Ogliastra sarà fatta, e agevolato il carreggiamento, e tutti gli indugi che ora comandano i fiumi, la sorte di questo paese migliorerà di molto.

Seùi dista dalla strada maestra-orientale non più di miglia 9, e da Lanusei non più di miglia 10 1/2, onde restano al porto di Tortoli altre miglia 7.

La prima partendo dal levante d’Isili in direzione a greco tocca Villanova Tulo, quindi Sadali, e giugne a Seui; la seconda parte da Seui verso levante, percorre la valle di Taccu-Isara in direzione a greco, secondo la quale prosegue sino a Lanusei.

Nello stato attuale una ed altra via non sono carreggiabili in molti tratti, e però bisogna viaggiare a cavallo.

All’asprezza del suolo si aggiunge il pericolo de’ guadi. Il Bentili ha un ponte fabbricato nel 1817 per il comodo degli abitanti, che devon passare per coltivare o pascolare nella regione di levante e per comodo de’ passeggieri che vanno nella Ogliastra, se non che ne’ tempi di piena lo Stanali vieta i guadi anche al corriere, il quale spesso per molti giorni, piuttosto che fare un giro di dieci ore al più per evitare tutti gli ostacoli, si arresta o torna indietro.

Seui tiene prossimi Seulo, Sàdali, Esterzili, Ussassai, Gàiro.

Seulo a maestro dista di miglia 4 in retta, ma non vi si va in meno di ore 2 1/2 per causa della scabrezza dei sentieri;

Sàdali a libeccio di poco più di miglia 2, e un’ora di viaggio;

Esterzili a ostro-libeccio di miglia 3 1/2, e due ore di corso;

Ussassai a levante-sirocco di miglia 3 1/2 in retta e circa tre ore di via per causa delle necessarie inflessioni della direzione;

Gairo prossimamente al levante dalla parte del greco-levante di miglia 9 e quattro ore di via.

Religione. Seui con tutta la Barbagia Seulo era parte della diocesi Barbariense, detta poscia di Suelli, ed ora nominata della Ogliastra.

La chiesa parrocchiale ha per titolare S. Maria Maddalena ed è amministrata da un vice-parroco, o vicario assistito da altri due sacerdoti. È povera anzi che no, e non tenuta con la necessaria decenza.

Ha una gran piazza ne’ cui termini alla destra trovasi il monte di soccorso e prossimo l’oratorio dedicato a s. Giovanni Battista.

Questa è una delle due chiese minori che sono nel paese e ne’ giorni di festa è ufficiata da una confraternita instituita nell’anno 1826 sotto l’invocazione della Santissima Dolorosa.

L’altra chiesa minore, vicina alla parrocchiale, fu dedicata alla Vergine del Rosario ed è ufficiata da una confraternita propria.

Le feste principali con intervento di stranieri sono per la titolare della parrocchiale, per la solennità del Corpo del Signore e per s. Giovanni Battista.

In occasione di queste solennità si prepara un pranzo popolare, al quale senz’invito sono ammessi quanti si presentino per parteciparne, sieno persone del paese o forestieri.

Si festeggia pure per s. Rocco con molta frequenza di persone.

Serve per camposanto l’antico cimitero attiguo alla gran piazza della chiesa, e resta fuor dell’abitato.

Le chiese rurali sono tre, una sotto l’invocazione di s. Lucia sotto il meriggio del paese, in là del fiume Bentili, alla distanza di mezz’ora; la seconda denominata da s. Sebastiano, che resta al maestro-tramontana a poco più d’un miglio e di mezz’ora; la terza intitolata da s. Cristoforo, distante poco più di quattro miglia e di due ore alla parte di greco.

Questa chiesa è stata interdetta nel 1832, perchè serviva di albergo a’ banditi ed era indecente al culto.

Fino a quel tempo vi si festeggiava ogni anno per il titolare con molto concorso di gente di Seui e di altre parti.

La chiesa di s. Sebastiano fu probabilmente eretta per voto dopo la pestilenza del 1652-55.

La chiesa di s. Lucia fu fabbricata quando destossi la divozione verso la medesima e si infervorò il suo culto in qualche chiesa per la fama delle grazie ottenute per l’intercessione della santa nelle malattie di occhi. Ne’ primi anni tutto il mondo concorse in quella chiesa e l’arricchì di doni; poscia in altre parti si volle far concorrenza e si festeggiò in diversi luoghi. Ma in tanta divisione non essendo notevole il popolo in nessuna il primo fervore si andò raffreddando, e finalmente si spense, come ne’ nostri tempi accadde per s. Paolo dei Monti, per s. Daniele, e per s. Filomena, a’ quali in molto luoghi si festeggiò con mire d’interesse, cioè per partecipare delle generose offerte che le persone semplici faceano alla chiesa per propiziarsi il santo o per fargli omaggio di ringraziamento.

Antichità. Sono in questo territorio numerosi i nuraghi, e quasi tutti posti in siti eminenti. Per perdita delle note relative e per l’impossibilità che alcuno del paese le rifornisse non possiamo dire nè il giusto numero, nè i nomi, nè i loro particolari. In generale sono essi in gran parte disfatti.

I pastori non avendo in che occuparsi per far qualche cosa distruggevano queste antiche costruzioni e gli alberi.

Trovansi entro la circoscrizione di Seui le vestigie di tre popolazioni, una intorno alla chiesa di s. Cristoforo; l’altra nel luogo che dicono Genna-ruinas al settentrione dell’abitato nella pendice che declina nel Dosa incontro al Monte Argentu; la terza nella regione detta Parti, verso greco-levante e alla distanza di due ore di viaggio.

Seui con gli altri paesi di Barbagia Seulo apparteneva alla Duchessa di Mandas, alla quale si pagavano per un dritto, detto testatico di feudo, soldi sardi 18 da ciascun vassallo, e inoltre reali 8 per ciascun segno di pecore che avesse più di 20 capi madri, e reali 4 per i capi giovani (saccajas).

Dalle greggie di pecore madri si dovea un capo per ogni ventina.